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Se fossi scemo sarei lui


Se fossi alcool sarei rhum.


Se fossi una canzone sarei Alive.


Se fossi un libro sarei Il gabbiano
Johnathan Livingstone


Se fossi un luogo sarei laSavana


Se fossi un piatto sarei 1 carbonara


Se fossi una massima sarei:
"il 'se' e il 'ma' è il paradiso dei
Coglioni!" 

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Diario | Sogno o son desto? |
 
Diario
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14 agosto 2009

Il matto di paese

                                        
Marco rientra a casa dal lavoro. E' lì che cammina sul marciapiede per raggiungere la fermata dell'autobus, mani in tasca, una a sfiorare il telefono che all'improvviso vibra.
Arresta la sua camminata e guarda con curiosità quel numero mai visto prima che ora illumina il display. Risponde con un:
- sì?
Dall'altra parte una voce carica di entusiasmo dice:
-Marcooooooo, indovina chi sono ahahahaha
-eh non lo so mica. Chi sei?
- ti dice niente Ale?
-mmm...non mi sembra la voce di Ale, il mio vicino.
- e se ti dicessi "Bertooooooooooo" ahahahah.
- ma daiiiiiii, quell'Ale lì?!?!
-sìììì!! sono qui di passaggio e pensavo di farti un saluto!
-dai! rimani molto?
-purtroppo no, domani mattina parto. Ci sei per un aperitivo al bar dove andavamo sempre, quando eravamo dei mocciosi?
-certo! sono qui vicino...ce la fai ad essere lì tra 20 minuti?
-corro, a tra poco!!
-corro anche io demente! a tra poco.

Marco arriva al bar, prende un tavolino all'aperto e si accende una sigaretta nervosamente. Il tempo di spegnerla e vede in lontananza un tipo con la camminata scattante che si aggiusta prima il bavero del cappotto, poi gli occhiali da sole sulla fronte calva. E' lui, Ale.
Marco si alza, gli va incontro ed Ale ancora un po' distante punta il dito su di lui gridando " è luiiiiiiii ahahahah". Sì stringono la mano, poi si abbracciano con pacche sulla spalla e contemporaneamente si chiedono "come stai demente?" "come stai bestia?". Si siedono al tavolino non badando nemmeno il cameriere ragazzino che porge loro due menù.
Ale dice: ordiniamo il solito? due negroni alla Luisa?
Marco: ok dai.
Il ragazzo li guarda stranito e chiede: come sarebbe alla Luisa?
Ale: perchè, non c'è più la Luisa??? Marco, e dimmelo prima no? ahahahah.
Marco: due negroni forti...che la Luisa non sa manco chi sia lui. Ha cambiato gestione 12 anni fa questo bar.
cameriere: ok.
Trascorre il tempo, mentre Ale gesticola raccontando della sua vita e Marco giocherella con la cannuccia del bicchiere ascoltandolo con stupore ed interesse. Il discorso "amarcord" è inevitabile e partono i primi ricordi dei pomeriggi trascorsi insieme dopo la scuola, sempre in sella sulla bici. Ale " e ti ricordi quanto facevamo incazzare quel cane che sembrava stesse aspettando ogni giorno che passassimo da lì a fargli i versi stupidi? ahahahah"
Marco "eh, me lo ricordo sì che una volta non volevo passarci, poi ti sei messo a urlare e questo mi ha azzannato un piede ahahah".
Ale "è verooooo ahahahah...che storia! Senti, invece di Berto si è più saputo niente? ahahahah"
Marco "no, nessuno l'ha più visto...Sai che la sua sedia è ancora lì?"
Ale " ma daiiiiii! Quanto abbiamo riso per Berto?? ahahahah"

Berto era un signore che ai tempi di Ale e Marco quando uscivano da scuola avrà avuto una cinquantina d'anni. Viveva da solo. Nessuno ha mai capito che ruolo avesse nella società. Passava la mattina a curare l'orto e in qualsiasi giorno della settimana, dieci minuti prima di mezzogiorno, andava a prendere la sedia sotto al portico e si metteva a sedere al centro del cortile guardando la strada che passava davanti a casa sua. La stranezza di Berto era questa sua ossessione giornaliera. Restava seduto per ore al giorno lì in quel cortile, con il suo cappellino rosso con il cavallino della ferrari bello grande in fronte. E scrutava quella strada, prima a destra e poi a sinistra. Ad ogni macchina che vedeva passare si alzava in piedi e con il cappello in mano agitava il braccio salutandola. Questo suo gesto lo fece diventare presto il "matto del paese". Al bar c'era gente che si chiedeva cosa sarebbe successo se un giorno fosse passata la Mille Miglia davanti a casa di Berto. Tutti ridevano, tutti avevano la proprio teoria su questa sua fissazione del saluto. C'era chi diceva che era un suo parente, ma tutti sapevano che Berto non era parente di nessuno lì. A volte si radunavano gruppi di ragazzini in bicicletta, tra cui Ale e Marco, che andavano a prenderlo in giro. Passavano da lì, lo chiamavano a gran voce se non lo vedevano seduto sulla sedia e gli gridavano " e a noi non ci saluti, scemo??? ahahahah". Chi conosceva quella strada conosceva la leggenda di Berto, e chi non aveva motivo per passare da lì, allungava il proprio tragitto anche di qualche chilometro per poter vedere il famoso matto. Alcuni genitori proibivano ai propri figli di passare da lì come se in quel cortile si celasse una qualche minaccia. Altri dicevano ai figli "vuoi vedere un matto?...dai che ti porto a vederlo". E lui era lì, sempre lì a sorridere, a salutare chiunque. Se eri incazzato, se avevi mal di testa, se andavi di fretta o se stavi semplicemente facendo un giro e finivi col passare davanti a casa di Berto, lui ti salutava in piedi, su quella ghiaia bianca del proprio cortile. Per anni ed anni Berto salutò centinaia di migliaia di persone che lo identificavano come un povero matto senza alcuno scopo nella vita a parte il proprio orto. Nel corso di quegli anni la gente si era abituata e spesso si dimenticava che mentre stava passando, lui era lì a salutare. Oramai per tutti non era altro che un disperato. Un giorno come un altro passò il macellaio davanti alla casa di Berto e vide che la sedia era gambe all'aria, vuota. Di Berto nessuna traccia, nemmeno nell'orto. La voce si sparse in fretta. Nei giorni seguenti c'era la gara a chi vedesse per primo Berto, ma niente. I commenti più frequenti erano "un matto in meno ahahahah" "tanto non aveva nessuno e non cambia nulla d'ora in avanti". A qualcuno che fino a qualche anno prima lo prendeva in giro mancava il suo saluto. Si chiedeva se avrebbe mai smesso di dispiacersi per averlo preso in giro un tempo.

Mentre al bar i racconti vanno avanti, a Marco suona di nuovo il telefono e risponde: Sì, sono qui con Ale...ti ricordi quando giravamo a catechismo e poi passavamo tutti in bici davanti a Berto? Ecco, lui. Dai, vi aspetto qui allora. Sì sì, a me va bene andare a mangiare cinese stasera...ok, a tra poco.
Ale dice: non sarà mica la mogliettina eh?
-eh sì. Mi sono sposato 3 anni fa
- maddaiiiiiii. Sentivo che parlavi di me...è una che conosco quindi?!
- ti ricordi quella ragazza che dicevo avesse gli occhi più belli del mondo?
- maddaiiiiii, ti sei sposato lei? quella che hai inseguito per una vita e che non ti guardava nemmeno???
- già, ho sposato lei.
- che storia!!!
Ale si alza in piedi e dice: dai, aspetto tua moglie per salutarla e poi vado che si è fatto un po' tardino.
mentre si guardano ancora increduli per essere di nuovo lì insieme in quel bar in lontananza si vede arrivare la moglie di Marco che tiene per la mano il bimbo.
Ale: nooooo. Abbiamo parlato per ore e non mi hai detto che hai un figlio???
Marco: eh ma adesso lo conosci.
Passano 5 minuti in cui Ale si complimenta con Marco e le moglie per aver creato una così bella famiglia e dicendo che spera di poter trascorrere più tempo con loro la prossima volta se mai ci sarà. Nei saluti finali Ale chiede a Marco: ma il bimbo, parla di già? quanti anni ha?
Marco: perchè non lo chiedi a lui?
Ale si gira verso il bimbo e chiede: beh, cosa fai attaccato alla gamba della mamma? ti vergogni? vè che io e il tuo papà da piccoli eravamo sempre insieme. E quanti anni hai?
il bimbo con la mano fa il gesto 3. Ale dice: eh ma sei graaaande ormai. E come ti chiami?
Il bimbo si stacca dalla gamba della mamma e risponde: ho 3 anni e mi chiamo Berto.




permalink | inviato da laSavana il 14/8/2009 alle 17:3 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (9) | Versione per la stampa
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